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AGIRE LO SPAZIO “La mappa non è il territorio e il nome non è la cosa designata”  - A. Korzybski  Agenzia Spaziale è il racconto e la pratica del rapporto di M^C^O con lo spazio, il territorio e la città e del superamento dei dispositivi tradizionali della sua narrazione; è un progetto interdisciplinare nato dalla relazione tra persone e tavoli di lavoro, in cui è stata ipotizzata, disegnata e costruita una geografia tangibile dello spazio, che connette due elementi già embrionalmente presenti nell’occupazione di Torre Galfa: La storia della città e dei flussi che la determinano, con le loro criticità e sfide; L’esperienza degli attraversamenti e le pratiche dei segni.Agenzia Spaziale è dunque un progetto che si situa nella complessità del processo di M^C^O, una svelamento per tappe ed un percorso di riappropriazione della città. Il progetto La genesi di Agenzia Spaziale è ibrida: l’idea iniziale prende forma nel tessuto delle relazioni e si intreccia in seguito con il percorso dei tavoli, che hanno invece una vocazione maggiormente legata alle competenze ed alle capacità – pur rimanendo sempre permeabili ad assalti e incursioni di “non professionisti”. Il gruppo di lavoro che si è creato e ricreato intorno ad Agenzia Spaziale  ha valore simbolico: non è solo interdisciplinare (vi hanno contribuito artisti visivi, attori, urbanisti, architetti, sociologi, artigiani, pittori, video maker,…), ma anche meticcio (professionisti e non) e aperto a contributi e contenuti di soggetti non direttamente coinvolti in M^C^O, ma ugualmente attivi nella dimensione del conflitto dentro la città. In questo senso, evidenzia nella composizione interna a M^C^O la capacità di diluire lo scollamento tra cultura e società, dando spazio ad una dimensione in cui il desiderio si trasforma in contenuto estetico e politico, senza svilirsi o ridursi ad una espressività semplificata all’eccesso.Lo svelamentoA partire dall’occupazione di Torre Galfa e Palazzo Citterio, Macao ha denunciato e problematizzato la rilevanza e le criticità connesse ad alcuni edifici della città. Questo discorso puntuale, si è evoluto dalla specificità dei luoghi ad una più ampia riflessione (rappresentata il 16 giugno nell’attraversamento “a tappe” di Milano che ha portato all’occupazione della Borsa dell’ex Macello, sede attuale di M^C^O) che mette a tema le politiche ed i modelli di costruzione della città, tra locale e globale, tra gentrification e speculazione. Questo discorso ha permeato e influenzato nei mesi successivi una parte del discorso pubblico, contribuendo a definire una diversa consapevolezza sull’immagine e sull’immaginario della città che fosse posta in relazione ai cittadini, piuttosto che alle logiche della politica istituzionale e della finanza.Il percorsoVogliamo immaginare che la presenza di luoghi inutilizzati, abbandonati, vuoti - possa rappresentare l’opportunità per costruire una narrazione fatta di universi possibili e attraversata da agenti spaziali i quali si muovono in luoghi riappropriati di densità, spessore e multidimensionalità.  Il percorso nel territorio segue due traiettorie:1- Una prospettiva storica, che non nasconde allo spazio l’esistenza di un passato che ne determina le forme e le destinazioni d’uso, e che richiede un lavoro interdisciplinare di ricerca.  Questo lavoro si caratterizza per la funzionalità dei linguaggi rispetto al racconto e la generazione di “dati pieni”, che lasciano poco margine di interpretazione e soggettivazione;2- Una prospettiva di amplificazione del presente, che si biforca a sua volta in due percorsi:2a) Un ulteriore svelamento che abbia a tema le dinamiche di rappresentazione delle tensioni sociali nello spazio; 2b) La restituzione polimorfica del territorio tramite una amplificazione percettiva ed immaginifica degli stimoli presenti nel contesto o tramite una collocazione di questi stimoli che irrompa nello spazio. In questo secondo caso, i linguaggi determinano il racconto, nel loro costruire informazioni “ingenue”, da completare tramite l’interpretazione, il coinvolgimento emotivo e cognitivo, l’appropriazione nel campo dell’esperienza soggettiva. I linguaggi dell’arte contribuiscono quindi a ristrutturare ed ampliare l’esperienza, modificando il comportamento individuale e collettivo, ben oltre l’esito formale del prodotto artistico.

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AGIRE LO SPAZIO
 “La mappa non è il territorio e il nome non è la cosa designata”  - A. Korzybski
 
Agenzia Spaziale è il racconto e la pratica del rapporto di M^C^O con lo spazio, il territorio e la città e del superamento dei dispositivi tradizionali della sua narrazione; è un progetto interdisciplinare nato dalla relazione tra persone e tavoli di lavoro, in cui è stata ipotizzata, disegnata e costruita una geografia tangibile dello spazio, che connette due elementi già embrionalmente presenti nell’occupazione di Torre Galfa:
La storia della città e dei flussi che la determinano, con le loro criticità e sfide;
L’esperienza degli attraversamenti e le pratiche dei segni.
Agenzia Spaziale è dunque un progetto che si situa nella complessità del processo di M^C^O, una svelamento per tappe ed un percorso di riappropriazione della città.

Il progetto
La genesi di Agenzia Spaziale è ibrida: l’idea iniziale prende forma nel tessuto delle relazioni e si intreccia in seguito con il percorso dei tavoli, che hanno invece una vocazione maggiormente legata alle competenze ed alle capacità – pur rimanendo sempre permeabili ad assalti e incursioni di “non professionisti”. Il gruppo di lavoro che si è creato e ricreato intorno ad Agenzia Spaziale  ha valore simbolico: non è solo interdisciplinare (vi hanno contribuito artisti visivi, attori, urbanisti, architetti, sociologi, artigiani, pittori, video maker,…), ma anche meticcio (professionisti e non) e aperto a contributi e contenuti di soggetti non direttamente coinvolti in M^C^O, ma ugualmente attivi nella dimensione del conflitto dentro la città. In questo senso, evidenzia nella composizione interna a M^C^O la capacità di diluire lo scollamento tra cultura e società, dando spazio ad una dimensione in cui il desiderio si trasforma in contenuto estetico e politico, senza svilirsi o ridursi ad una espressività semplificata all’eccesso.

Lo svelamento
A partire dall’occupazione di Torre Galfa e Palazzo Citterio, Macao ha denunciato e problematizzato la rilevanza e le criticità connesse ad alcuni edifici della città. Questo discorso puntuale, si è evoluto dalla specificità dei luoghi ad una più ampia riflessione (rappresentata il 16 giugno nell’attraversamento “a tappe” di Milano che ha portato all’occupazione della Borsa dell’ex Macello, sede attuale di M^C^O) che mette a tema le politiche ed i modelli di costruzione della città, tra locale e globale, tra gentrification e speculazione. Questo discorso ha permeato e influenzato nei mesi successivi una parte del discorso pubblico, contribuendo a definire una diversa consapevolezza sull’immagine e sull’immaginario della città che fosse posta in relazione ai cittadini, piuttosto che alle logiche della politica istituzionale e della finanza.

Il percorso
Vogliamo immaginare che la presenza di luoghi inutilizzati, abbandonati, vuoti - possa rappresentare l’opportunità per costruire una narrazione fatta di universi possibili e attraversata da agenti spaziali i quali si muovono in luoghi riappropriati di densità, spessore e multidimensionalità.  Il percorso nel territorio segue due traiettorie:

1- Una prospettiva storica, che non nasconde allo spazio l’esistenza di un passato che ne determina le forme e le destinazioni d’uso, e che richiede un lavoro interdisciplinare di ricerca.  Questo lavoro si caratterizza per la funzionalità dei linguaggi rispetto al racconto e la generazione di “dati pieni”, che lasciano poco margine di interpretazione e soggettivazione;

2- Una prospettiva di amplificazione del presente, che si biforca a sua volta in due percorsi:

2a) Un ulteriore svelamento che abbia a tema le dinamiche di rappresentazione delle tensioni sociali nello spazio;

2b) La restituzione polimorfica del territorio tramite una amplificazione percettiva ed immaginifica degli stimoli presenti nel contesto o tramite una collocazione di questi stimoli che irrompa nello spazio. In questo secondo caso, i linguaggi determinano il racconto, nel loro costruire informazioni “ingenue”, da completare tramite l’interpretazione, il coinvolgimento emotivo e cognitivo, l’appropriazione nel campo dell’esperienza soggettiva. I linguaggi dell’arte contribuiscono quindi a ristrutturare ed ampliare l’esperienza, modificando il comportamento individuale e collettivo, ben oltre l’esito formale del prodotto artistico.



(Fonte: wmacao)

— 6 mesi fa con 2 note
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SCRITTO A MATITA di e con Erica Giovannini (Spettacolo liberamente ispirato a Le Notti Bianche di Dostoevskji)
Sabato 10 novembre 2012
h. 22:00 @M^C^O viale molise 68
Guardando “Scritto a matita” si è investititi dall’impressione che si ha ascoltando un monologo in una lingua sconosciuta: nel fluire misterioso dei movimenti, si individuano vocaboli, rimandi, significati, pause, e ci pare di cogliere il senso, pur non conoscendo le parole. Così il gesto, sempre evocativo e significante della bravissima Erica Giovannini, si compone in una danza soave, lieve, narrativa in cui tutto è legato da un filo analogico di cui si intuisce la forza connettiva, ma che sfugge a qualsiasi comprensione che voglia essere solo mentale e non di sentimento. L’attrice/danzatrice porta in scena, trascritta dal filtro labile e trasformante del ricordo, la vicenda di Nastjenka, personaggio minore de “Le notti bianche” ripercorrendo con tocchi “d’acquerello” le alterne vicende che la porteranno a bussare alla porta dell’uomo di cui si è innamorata e da cui è destinata ad essere abbandonata. Il personaggio, le situazioni, le vicende, si trasformano in una partitura fisica di gesti e passi stilizzati ma armoniosi e significanti, come parole di un lessico visivo: la nonna viene sempre evocata dal gesto di cotonarsi i capelli, l’uomo dai passi pesanti degli stivali, un nastrino tra i capelli si trasforma nello svolazzo della mano, i pensieri non detti vengono offerti come uccellini al volo. L’intero spettacolo è come animato da una levità che rimanda alla neve, citata più volte a tratteggiare il freddo paesaggio russo della vicenda e infine e portata in scena nel commuovente finale di grande impatto visivo Complici le bellissime musiche popolari ungheresi e russe e la travagliata interiorità dei pensieri recitati in voice-over da Gyula Molnàr, tratti da Le Notti Bianche e Povera gente di Dostoevskj, Dottor Zivago di Pasternak e Elogio alla durata di Handke, “Scritto a matita” stupisce anche per la grande intimità che la Giovannini riesce a creare col pubblico, concedendosi davvero in un rapporto fatto di sguardi, gesti, movimenti che ci mettono davanti tutta la fragile bellezza dell’umano. tratto da: “Tutta la levità di uno scritto a matita” di Lucia Mieli

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SCRITTO A MATITA
di e con Erica Giovannini


(Spettacolo liberamente ispirato a Le Notti Bianche di Dostoevskji)

Sabato 10 novembre 2012

h. 22:00 @M^C^O viale molise 68

Guardando “Scritto a matita” si è investititi dall’impressione che si ha ascoltando un monologo in una lingua sconosciuta: nel fluire misterioso dei movimenti, si individuano vocaboli, rimandi, significati, pause, e ci pare di cogliere il senso, pur non conoscendo le parole.
Così il gesto, sempre evocativo e significante della bravissima Erica Giovannini, si compone in una danza soave, lieve, narrativa in cui tutto è legato da un filo analogico di cui si intuisce la forza connettiva, ma che sfugge a qualsiasi comprensione che voglia essere solo mentale e non di sentimento.
L’attrice/danzatrice porta in scena, trascritta dal filtro labile e trasformante del ricordo, la vicenda di Nastjenka, personaggio minore de “Le notti bianche” ripercorrendo con tocchi “d’acquerello” le alterne vicende che la porteranno a bussare alla porta dell’uomo di cui si è innamorata e da cui è destinata ad essere abbandonata.
Il personaggio, le situazioni, le vicende, si trasformano in una partitura fisica di gesti e passi stilizzati ma armoniosi e significanti, come parole di un lessico visivo: la nonna viene sempre evocata dal gesto di cotonarsi i capelli, l’uomo dai passi pesanti degli stivali, un nastrino tra i capelli si trasforma nello svolazzo della mano, i pensieri non detti vengono offerti come uccellini al volo.
L’intero spettacolo è come animato da una levità che rimanda alla neve, citata più volte a tratteggiare il freddo paesaggio russo della vicenda e infine e portata in scena nel commuovente finale di grande impatto visivo
Complici le bellissime musiche popolari ungheresi e russe e la travagliata interiorità dei pensieri recitati in voice-over da Gyula Molnàr, tratti da Le Notti Bianche e Povera gente di Dostoevskj, Dottor Zivago di Pasternak e Elogio alla durata di Handke, “Scritto a matita” stupisce anche per la grande intimità che la Giovannini riesce a creare col pubblico, concedendosi davvero in un rapporto fatto di sguardi, gesti, movimenti che ci mettono davanti tutta la fragile bellezza dell’umano.

tratto da: “Tutta la levità di uno scritto a matita” di Lucia Mieli

(Fonte: wmacao)

— 7 mesi fa con 2 note
"Non ero pronta. Non di nuovo. Non ancora. Io scappavo e tu mi rincorrevi.
Io ti dicevo cento no, e tu facevi di tutto per strapparmi un solo sì.
“Io sono diverso” dicevi, e lo dicevi con quell’aria sincera, così sincera che a volte ti credevo quasi. Facevi tutto quello che nessuno aveva mai fatto per me: c’eri.
Stavi con me. Stavi con me a tempo perso, e io ti dicevo che dovevo andare e tu mi volevi accompagnare. Non ricordo nemmeno il giorno in cui non sono più riuscita a mandarti via."
Susanna Casciani  (via vorreiricominciare)

(via paroledicarta)

— 8 mesi fa con 77 note
"Non c’è vita
che almeno per un attimo
non sia stata immortale.
La morte
è sempre in ritardo di quell’attimo.
(W.Szymborska)"
— 1 anno fa